martedì 29 maggio 2012

Infografica sulla piccola pensione che avremo

Io le infografiche le amo. Punto. AXA MPS ha creato ne ha creata una ad doc per lanciare Previsio, la nuova applicazione gratuita per iPhone e iPad che consente di calcolare come sarà la nostra pensione.



Da quel che si capisce l'aspettativa di vita aumenta (per le donne 85 anni oggi, 90 anni nel 2050; per gli uomini 79 anni oggi e 85 nel 2050), ma  i sistemi pensionistici non ce la fanno a starci dietro. A parità di stipendio, un pensionato del 2007 percepiva il 68,5% della sua ultima retribuzione, mentre un pensionato del 2050 ne percepirà solo il 51,3%. Ciao, pensione, ciao! Come sempre sono le donne (ben il 61,6% delle intervistate) a rendersi conto che siamo nella merda. 

Per quanto riguarda l'infografica in sé, concordo con santa (santa perché mi piace tanto il suo blog) Luisa Carrada:

Sta accadendo qualcosa che non mi piace, cioè l’infografizzazione di tutto. Sembra che sei ne fai un’infografica, un contenuto diventa più smart [...] si opta per l’infografica “lenzuolone verticale”, che si scrolla e si scrolla… tanto che a un certo punto ti sembra di essere tornata indietro [...] Anzi peggio, perché se stampi in b/n non vedi niente e se la guardi online ti sembra di stare in ascensore. All’infografica mi sembra si addica molto di più il formato orizzontale: un grande panorama tutto sotto i tuoi occhi... 

L'applicazione Previsio è disponibile per iPhone e iPad.

domenica 27 maggio 2012

Frappè, la Stefy e i sorrisi che ci meritiamo

Io sono uno che tende a lagnarsi sempre. Se vedo un bicchiere di sicuro è mezzo vuoto, se non mi rispondi al telefono penso subito che tu sia morto. Ci provo a non farmi prendere dal panico, a usare il cervello, perché se usi la testa, lei te lo dice che certe paranoie sono proprio stupide. A volte, però, lei fa la stronza e m'abbandona. E rieccomi a sprofondare nella disperazione. A pensare che si nasce e si muore soli, che la vita è un letamaio e noi siamo i porcelli. Sguazziamo tra la puzza, infelici in quella sostanza marrone

Ma tutto ad un tratto arriva lei, @stefyorlando e Frappè, la sua nuova canzone. Il tuo piedino inizia a muoversi, le chiappe si fanno trascinare, le lacrime che ti rigano le guance si gonfiano di bellezzaUna ventata di freschezza, scarpe viola che pazzesche è dir poco. Voglia di vita. Leggerezza che ti fa salire, verso un divertimento che non credevi più poter rivivere. Ma anch'io merito la felicità. 





In Amalia, l'ultimo episodio delle Avventure di Marcolino, ho parlato della Stefy. Il racconto l'ho scritto l'estate scorsa, mentre impazzava la Crazy dance. Ho scelto lei perché solo lei era perfetta come ultimo, assurdo, incontro del Marcolino. Lei solare, lei che ride, che se la ride, perché lei è liberaL'ho immaginata in un ruolo particolare, una sorta di Virgilio che accompagna l'antieroe di cui ho scritto verso lidi migliori, verso un finale col botto. La Orlando è trash? Mah... Forse, però in ogni cosa che fa mantiene una dignità e un'onestà da cui molti dovrebbero solo imparare. Poi c'è A troia, con quel suo ritmo ansiogeno che mi tambura dentro. Con questa strofa 


Ma che peccato è avere amato 
adesso conta solo il sesso ben pagato

riassume, in tredici semplici parole, la nostra società molto meglio di come fanno tanti saggisti tronfi nel loro intellettualismo di #sticazzi. Per questa capacità di sintesi la Stefy ha vinto tutto :) Lei passeggia per Roma e ti fa incontrare l'amore. In Frappè ha la forma di Monica, una donna malinconica. Perché le cose belle, le cose vere, capitano per caso: cammini e oplà... Ti cade tra le braccia un sorriso.

domenica 20 maggio 2012

Luci d'alba @Padenghe

Non che a me piaccia questo mondo, non oggi, non ieri, al Sud e un bomba che esplode, così. Tutti subito a scoreggiar sentenze senza prove, ma di questo se ne parla decisamente meglio qua.

La vita va avanti no? Esci, di sera, con gli amici, guidando una Jeep pitturata di nero che, se volesse, il nero della notte se lo magna perché mica è un'auto, questa, ma una pantera sexy dalle fauci infiammate d'amoreE parcheggi, a Padenghe sul Garda, ed entri, al Luci d'alba. 




Sempre la solita storia: io, per anni, la Padania l'ho odiata. Queste lande, le terre emerse, i campi, l'ansia, i quali mica li puoi bruciare per l'odio che provi: ci sarebbero solo fiamme e fumo, fumo e incendi. Creeresti l'inferno sulla terra. Ma il Luci d'alba, come il Jazz, diventa quel mondo parallelo che scopri come Alice scoprì il Paese delle meraviglie. 


Scale di legno che si incamminano sinuose sui muri bianchi, ringhiere che sono ghirigori e ruotando diventano l'eco della voce di Gaudí, divani spruzzanti tessuti rossi e sensuali, con i cuscini grossi e larghi; li appoggi sulle cosce, li stringi mentre parli, mentre dici cose che ti fanno gocciolare gli occhi. Sono due lacrime, contate, che nascondi dietro gli occhiali da vista. 


Luce al neon abbracciano affettuose un pianoforte, suonato da un uomo che abbraccia forte melodie sconclusionate. La barista shakera, seguendo il ritmo, delle allegre maracas, una batteria batte le note, qualcuno che non vedi canta. Siamo al centro di un orgasmo estetico, nato dal riverbero di storie surreali solo perché non comuni. Ma c'è una sola realtà, questa, un caos che non sempre vediamo. Mi si apre il culo e passando per il mio sfintere il mondo mi entra dentro. Trovo un primo aggettivo per definire me, una parola che è sempre stato sul mio corpo, ferma, ad aspettare che io fossi pronto per accoglierla. E' arrivato il momento.


E a culo aperto, magnifici quadri alle pareti, bancone allungato, questo bel locale, io, che parlo con te, mi scopro simile a te



Il gruppo Facebook Luci d'alba unofficial fan club lo trovate qui.





venerdì 18 maggio 2012

La macchia scura di quel ragazzo

Pubblicato su BeHappy

Lacrime in tangenziale Ep. 13
Brevi storie di un’umanità svarionata che incontrai lungo la via di Damasco

La macchia scura di quel ragazzo


Rideva sguaiato, sdraiato sull’asfalto. Una birretta in mano lo aiutava a tirar fuori parole che forse, altrove, senza alcool, forse, non avrebbe mai detto. Apriva la bocca e uscivano teorie astruse sulla vendetta, sul compiere il male, sulla violenza, che lui giustificava. S’immaginava verdi bottiglie di vetro infilate direttamente in pancia al suo nemico. Ebbi paura. 
“Chi sei?” volevo domandargli. “Come puoi essere lo stesso uomo che due mesi fa ha pianto quando un bambino ha preso in mano per la prima volta una forchetta?”
Ma cos’è l’uomo? Cosa contiene il cervello umano? Da qui si dovrebbe partire per capire/capirci. In un fumoso bar, in una sera infrasettimanale, ci provarono, quei ragazzi che non conosco, ad arrivare a risposte cominciando il cammino con così assurde domande. Il nostro teschio, dietro la pelle, le labbra, gli occhi, contiene ‘sto coso, un po’ tondo, che pulsa, pensa, respira. Mille milioni di connessioni che in fretta in fretta s’aggrovigliano, si voltano, si girano, s’annodano, creando – supponevano i giovani – un sistema logico. Il nostro cervello è una macchina logica. Complessa.
E di questa complessità noi ne soffriamo, pisciando lacrime, la notte, sul divano, sul letto, bagnando coperte con l’umore del nostro dolore. Ma, allora, se noi ci doliamo per la nostra complessità, per il nostro non esser linea retta, ma matassa di fili, allora la nostra testa non ci tutela, allora il sistema logico di cui siamo fatti non ha come legge suprema quella di farci sempre stare bene. Perché il nostro cervello ci fa soffrire? Potremmo quasi affermare che la nostra testa va contro la nostra stessa sopravvivenza. Siamo governati da un organo autolesionista. Perché alcuni membri della specie umana si suicidano? Cosa tiene, invece, altri esseri umani, aggrappati alla vita?
L’uomo è un giocatore d’azzardo - s’azzarda a teorizzare un giovanotto bassopadano seduto al tavolo – e vive l’esistenza come una scommessa, punta tutta, su quella casella. Rischia. Ma ancora non si trova risposta al perché l’uomo compie il male. Perché quel ragazzo, di cui ho parlato all’inizio, progettava, urlando, piani per scardinare il sole altrui? Era un serpente, biblica metafora, che viscido strisciava sulle terre emerse.
Mescolava rabbia e piacere, mentre io pisciavo su un guard rail. Immagini di morte. Perché aveva dentro sé così tanto odio? Frustrazione, radici estirpate di una felicità che mai ci fu, non aveva nessuna pietà per gli errori che gli altri possono commettere. Capita. Di sbagliare. Risentimento che stritola. Tormento. Nero. Prendeva le persone e le usava solo per i suoi scopi. Intrallazzava relazioni e convenevoli per ottenere, avere, il potere, che voleva esercitare. Aveva gli occhi iniettati di sangue, che poi questa è una formula stereotipica, abusata, un cliché linguistico che provoca sbadigli.
Prima o poi dovrò pure, io che mi pavoneggio con lo scrivere, trovarle un nome a quella macchia scura che bruciava il petto del giovane e scavava nella sua carne, lacerando, arruffando, divorando, uccidendo i colori. A una gentilezza lui risponde con uno spunto. Muco che svicola.
Nel descrivere lui mi accorgo che sto descrivendo me.

martedì 15 maggio 2012

Bellezza + informazioni = Infografiche

Infografiche, ovvero dove i dati prendono vita. La loro forza è infatti veicolare contenuti pesanti e noiosi da dirsi a parole, attraverso una forma leggera, le immagini appunto. Francesco Franchi, art director di IL,  riesce in questo intento, infilzando dolcemente le informazioni dentro visioni di bellezza, forme colorate e grafici che schizzano sulla pagina. Come lui stesso dice: "Le infografiche ci aiutano a capire, creare e vivere la nostra realtà. Rivelano le cose nascoste, spiegano la complessità e illuminano l'oscuro".


Ma se le proprie competenze grafiche sono da poraccio, tipo le mie, come si può fare un'infografica? Il sempre attento e figo Luca De Biase ci segnala questi 9 strumenti gratuiti per creare infografiche, Ho iniziato provando il ludico - per non dire fancazzista - Visual.ly

Il tutto è molto semplice: ti registri e collegando il tuo account Twitter o Facebook  il tool realizza, in automatico, buffe infografiche tipo questa


o questa :)




Tutto ciò è ovviamente puro divertissement, privo di utilità pratica, estetica e artistica. A breve proverò gli altri tools e vedremo se è possibile creare qualcosa d'utile e figo senza dover ricorrere a programmi come InDesign. Mah...


Sul tema vi consiglio anche:



venerdì 11 maggio 2012

L'amore prima della fine del mondo

La mia proficua collaborazione con i ragazzi di BeMag continua. Stavolta ho scritto una storiella per questo shooting (che fa molto figo, poi, scrivere shooooooooting) con i vestiti di  Noisette, bel negozietto in quel di Brescia. Partendo dall'arcinoto tema della fine del mondo (tié!) ho voluto immaginare come potrebbe iniziare, oggi, una storia d'amore. 





domenica 6 maggio 2012

Ricomincio da me



Una Barbarella in estasi, con le mani sul volante a 10e1o, guarda al futuro piena di consapevolezza in se stessa. Ricomincio da mela mai dimenticata fiction Mediaset in cui 'sta riccona borghese, quando il marito viene arrestato per frode fiscale, se ne ritorna quatta quatta al paesello d'origine: il fiabesco Castiglione del Lago. Alla poverella tocca rimboccarsi le maniche e trovare un lavoro per mantenere la sua famiglia, fasciata dal dramma: di puntata in puntata vediamo la nostra eroina fare la cuoca, la fiorista, l'escort e l'agente immobiliare. Sola, disperata e senza supporto, la Vera risorgerà come un'araba fenice dalle sue ceneri, più smagliante di prima.


Ecco, Barbara D'urso c'est moi! Mi ritrovo, per scelta o per sfortuna, nel niente, in cui non ho alcun supporto. Se piango le spalle su cui versare le lacrime non le trovo. Se rido, è un riso solo mio. Mani che non stringo. Dover trovare una soluzione da solo: non mi era mai successo. Ho sempre vissuto in un recinto per pecore, un recinto felice. Ora, solo un prato senza fine e il cielo. Cosa devo fare?


Poi su Youtube vedi un video inquietante, che viola ogni norma estetica: brillantini, cuori e lucine che pisciano dallo schermo come se non ci fosse un domani. Frasi già sentite che vorrebbero colpire la nostra emotività, ma c'aprono le bocche causa profondi sbadigli, locuzioni banali che paiono locuste zampettanti sulla nostra pelle. Ma allora perché piangi?




E in un fumoso bar bassopadano prendi carta e penna, musica senza parole che circonvalla il corpo, e scrivi il brainstoming di te stesso. Premi le lettere del tuo nome, scrivi il tuo cognome: intorno, tutt'intorno, ci metti le tue caratteristiche. Le prime che ti vengono in mente. In un flusso. E da qui, da questi aggettivi che sfiorano i verbi, tante paroline strette su un fogliettino giallo, tu riparti senza sapere dove andare. Ma se la Barbara D'Urso si trova, per le persone reali questo è possibile? Stay tuned che qua ci si prova.